OMELIA XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Anno A   LETTURE: Is 25,6-10a; Sal 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-14

 

Ancora Il rifiuto di Israele, popolo eletto, porta il grande “Re” a rivolgersi ad altri: la grande convocazione per partecipare al “banchetto” della vita sarà per altri popoli:

“La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.”

 

La convocazione al banchetto della vita: anche in questo caso, la risposta nasce e cresce nel  coinvolgimento della libertà di ciascuno e non semplicemente da  una adesione passiva. E’ necessario l’abito nuziale. L’abito nuziale non è essere “bravi, buoni e belli”, ma aver deciso di cambiare la propria vita, così come uno dismette dei vestiti vecchi e sporchi e decide di indossarne di belli e puliti. Non si può dire di credere e non cambiare nulla della propria vita. Credere esige delle scelte, dei cambiamenti radicali, la dismissione di ciò che è vecchio e sporco, per far spazio a una decisione nuova. (sito Aleteia)

Oggi, in un mondo plurale, le convocazioni al banchetto della vita, alla felicità, sono molte, per questo l’invito di Cristo e dei suoi inviati fa fatica  ad emergere tra i tanti, fra i battezzati della prima ora, torna purtroppo a ripetersi quel rifiuto che caratterizzò Israele: “Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.” E’ un rifiuto che a prima vista appare motivato da cose serie: il lavoro, i propri affari, lo studio, lo sport, i rapporti ….

 

Le cose serie … !  Sarebbe interessante fare una lista di cose “serie”, tali da poter anteporle all’invito di Cristo con il coraggio di un giudizio. Così come spesso le viviamo, ci fanno vivere nella gioia del “banchetto della vita”?. L’errore di fondo, di cui spesso non ci rendiamo conto,  è aver assolutizzato un particolare (lavoro, sport …) dimenticando il fondamento di tutto. Cristo non toglie nulla, Cristo da il centuplo quando le cose sono vissute non fine a se stesse ma come mezzo per …

 

I santi ce lo insegnano.  Ieri, sabato, ad Assisi,  la chiesa ci ha proposto un nuovo Beato, Carlo Acutis: potremmo affermare, l’esempio di quanto sopra.  Un ragazzo che muore a quindici anni dopo una giovinezza intensa: Scuola, Sport, musica, amicizie, internet … ma anche Messa quotidiana, Rosario, Visita al SS Sacramento, tempo dato ai poveri in scelte personali e con adesione a realtà caritative …  Un ragazzo che muore  dicendo convinto

“Muoio felice perché non ho mai sprecato un minuto della mia vita in cose che non piacciono a Dio”. 

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