XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  

Anno B
 
LETTURE: Sap 7,7-11; Sal 89; Eb 4,12-13; Mc 10,17-30

 

Quale giudizio dare alla ricchezza, sia essa di contenuto materiale, (scettri, troni, gemme…) sia essa di contenuto psicologico. (salute, bellezza…)? L’autore del libro della Sapienza è categorico: “Al confronto della sapienza stimai un nulla tutto questo.”

Perché?

“lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.”

Frase che tradotta nel nostro vocabolario significa, come abbiamo pregato all’inizio di questa liturgia: “perché alla luce della tua sapienza possiamo valutare le cose terrene ed eterne, e diventare liberi e poveri per il tuo regno.”

Dare un giusto peso alle cose diventa importante per non essere schiavi di nulla e poter riconoscere la strada che Dio ci indica (la vocazione di cui abbiamo parlato nelle domeniche trascorse) come la vera ricchezza per la nostra vita.

 

L’episodio evangelico odierno ne è un chiaro esempio.

“un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?»

Che cosa devo fare per essere persona realizzata qui e per sempre?

C è una partenza buona in questa domanda a tal punto che Gesù esprime tutta la sua ammirazione con un gesto meraviglioso: “Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò”

Non si può non apprezzare il desiderio vero che esprime attenzione al dono della vita, apertura ad una proposta… non si può non desiderare per una persona così se non il massimo, quello che manca ancora…

«Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Una condizione esigente che stravolge i propri progetti “buoni”, ma che promette un altro tipo di “tesoro”. Compiere questo balzo qualitativo era indispensabile per un amore grande alla propria vita, invece “Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.”

La tradizione Cristiana ci racconta di quanto la storia sia ricca di figure che all’opposto di questo “tale” hanno preso sul serio questa provocazione di Gesù. Sono diventati Santi, cioè realizzati, e hanno generato una storia “sapiente” per sé e per il mondo.

Un nome tra tanti: Sant’Antonio Abate, di Lui sant’Atanasio vescovo di Alessandria racconta la grande risposta che mosse questo giovane nell’ascolto di questo fatto evangelico e, la risposta radicale che lo caratterizzò, diede inizio al grande movimento monastico che coinvolse già allora tanti altri giovani.

Potrei continuare con la lista: San Benedetto, San Francesco San Luigi Gonzaga, San Carlo Borromeo, i più noti a noi, ma la lista si allungherebbe di molto sino ad arrivare ai santi “ricchi” di oggi ma che alla ricchezza “del mondo” hanno preferito il “tesoro” di Gesù. Un nome tra tutti, il beato Carlo Acutis.

Queste figure non sono “eroi” nel senso mondano della parola, Ma uomini e donne che si sono fidati e abbandonati alle provocazioni che il Signore ha posto sulla loro vita, consapevoli che Lui non inganna e che porta sempre a termine ciò che ha iniziato in coloro che gli sanno aprire sino in fondo il cuore.  Un passo che sarebbe stato  «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio»

 

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