OMELIA XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


Anno A       LETTURE: Ez 18,25-28; Sal 24; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32

 

L’odierna parabola e quelle della domenica successiva affronteranno il tema del rifiuto di Israele e dell’ apertura ai pagani del progetto di Dio. “ Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.” (Mt 21, 43)

 

La scelta che Dio compie è sempre rispettosa della libertà dell’uomo.

La gratuità che Dio ci ha dimostrato nel Battesimo chiamandoci ad essere suoi figli, collaboratori del Suo progetto d’Amore per il mondo, chiede al momento opportuno una risposta. La legge della vita è sempre questa: e se riflettiamo lo è anche per la vita fisica: abbiamo ricevuto tutto, perché altri ce l’hanno donato, non abbiamo, infatti, scelto noi di nascere … !  Ma ad un certo punto tutto questo dobbiamo farlo nostro, riconoscendone il dono non semplicemente a parole ma  spendendolo con lo stesso criterio d’amore.  (è questo un processo lungo, che implica il concetto di educazione).

 

Il vero cristiano opera l’integrazione fede-vita. Il «sì» della sua fede diventa cioè il «sì» della sua vita; la parola e la confessione delle labbra diventano azione e gesto delle sue mani e del suo fare. Così la discriminante tra il «sì» e il «no» non passa attraverso le pratiche e l’osservanza delle leggi, ma attraverso la vita. (vedi sito Maran ata)

 

Mi vengono in mente qui le tante promesse fatte nelle celebrazioni liturgiche dei Battesimi, delle cresime, dei Matrimoni, dove l’entusiasmo del momento fa dire “rinuncio” e “credo”a chiunque si trovi in quel momento parte della celebrazione: Genitori, Padrini, Madrine, ragazzi, sposi.  Un rinuncio e un credo che purtroppo termina con la celebrazione del Sacramento. Non intendo qui richiamarmi alla fragilità del nostro “Si”, di cui siamo tutti consapevoli e per la quale la misericordia di Dio è grande, ma a quell’atteggiamento per cui, non solo si chiede il sacramento e a parole ci si mostra disposti a tutto, ma subito dopo la vita prosegue come prima con i criteri del mondo e nella totale dimenticanza di chi si è affermato aver fiducia: Credo!

 

Come un popolo così potrà esprimere la vocazione che riceve? Ecco allora l’affermazione conclusiva di questo Vangelo: “In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. “ non perché bisogna essere tali, ma perché queste condizioni riconosciute come sbagliate (vedi i tanti esempi del Vangelo), permettono quella conversione impossibile a chi si sente “giusto”: “ i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli”

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