OMELIA XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno A     LETTURE: 1 Re 19,9a.11-13a; Sal 84; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33

 

Domenica scorsa il segno della manna , oggi il segno del mare: dunque Gesù, con questi fatti, preannunciati dalla tradizione Rabbinica, si manifesta il Messia e si offre al Suo Popolo come il nuovo Mosé, l’ultimo e definitivo “Salvatore” .

 

Questa nuova presenza, riafferma con forza dove si può trovare quel Dio che sin dai tempi antichi aveva scelto Israele: non  nel vento gagliardo, nel terremoto o nel fuoco … come affermavano le grandi tradizioni religiose,  e con loro anche il popolo Ebreo, ma nella “brezza leggera”. In quella  carezza che tende la mano a chi si trova nel pericolo e che è: “misericordia, pace, grazia, fedeltà, giustizia… “ come leggiamo nel salmo odierno . Gesù, per primo, vive questa coscienza: cerca  l’intimità col Padre nel silenzio, e in Lui il senso del Suo agire:

“ Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo “

 

Ma è questa solitudine, carica di comunione con Il Padre, non lo estranea dalla realtà, prima fra tutte quello che stanno vivendo i suoi discepoli, e per essi compie il  miracolo del mare.

Un miracolo “atteso” che conferma la sua identità, ma non sufficiente per ridare consistenza al grido, al bisogno dell’uomo che troverà pace solo nell’incontro personale e nell’abbraccio “fisico” di quell’ amore.

 

I miracoli …  quanti ne esistono  quanti ancora oggi continuano ad esistere, ma l’uomo stenta ad accorgersi,  “è un fantasma”, è una cosa strana …   lontana dal mio bisogno … Quando non si è narcotizzati  dalla società che ci circonda,  il pericolo che ci sovrasta è così evidente che impone di continuare a gridare, in attesa “che qualcuno, “fisicamente”, risponda!”

Il grido, se c’è,  presuppone una possibile risposta: ed  ecco, nella drammaticità del momento emerge tra l’uomo e il Suo Signore, un dialogo e poi  “tese la mano”, e infine l’incontro con la sua persona viva, e la vera professione di fede, dove il miracolo si compie realmente, ma nel cuore dell’uomo.

 

Pietro ci rappresenta tutti, con le sue difficoltà, le sue intuizioni, gli slanci poggiati  sulla forza della volontà, che si infrange davanti a ciò che supera, ma che alla fine, Volesse il cielo che fosse ancora così per noi tutti,  si lascia prendere per mano riconoscendo in quella presenza, la risposta alle paure, il compimento delle attese.

 

Questo è il vero miracolo, quello per cui alle volte Dio, permettendo anche lo stravolgimento delle leggi naturali, riesce ad  arrivare al nostro cuore.

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