OMELIA XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Anno A   LETTURE: Is 55,1-3; Sal 144; Rm 8,33.37-39; Mt 14,13-21

 

Nella tradizione rabbinica il Messia, come un nuovo Mosè avrebbe dovuto ripetere il miracolo della manna e quello del mare. Questa domenica e le prossime due testimonieranno quanto la tradizione si aspettava, superandone come sempre le attese.  Oggi, Gesù offre infatti una manna assai superiore a quella antica (Mt 14,13-21)  domenica prossima trionferà sulle acque del mare (Mt 14,22-33),  e infine libererà il popolo dal legalismo in cui la legge era caduta (Mt 15,1-9) e aprirà l’accesso alla nuova terra promessa non solo ai membri del popolo eletto, ma anche ai pagani (Mt 15,21-28: domenica XX).

 

Oggi, una manna assai superiore a quella antica!

Chi può apprezzare l’acqua? ci dice il profeta Isaia, chi è assetato!

Chi può stupirsi e godere per un cibo offerto?

Ciò che fa apprezzare un dono è la consapevolezza “fisica” di averne  bisogno e che trova in quel dono la risposta: così fu per la fame e la sete d Israele nel deserto, davanti alla roccia che sgorgava acqua, davanti alla manna che scendeva dal cielo; così per i cinquemila che ora seguono Gesù e per  tutto un giorno in un luogo solitario, per gustare le sue Parole: giunta la sera sentono la fame e nel miracolo di Gesù una risposta imprevista, apprezzata, corrispondente al bisogno di quel momento.

 

Davanti ad un uomo che apprezza perché testimonia di aver compreso ciò di cui ha bisogno, Gesù ha compassione: Guarisce i loro malati, ma soprattutto con quel poco che ha, coinvolgendo i suoi discepoli, compie il segno atteso, superando Mosè, e in esso pone le premesse di una realtà ben più grande.

E’ un segno che è costruito con dei gesti e con delle parole che Gesù userà nell’ultima cena per donarci un  altro Pane, che sarà “il Mio Corpo Offerto in Sacrificio per voi”: Un segno che, se da una parte testimonia la sua attenzione al concreto del momento, dall’altra richiama subito che ogni fame, ogni sete è rimando ad una fame e ad una sete più grande che il cuore porta sempre dentro sé e che solo la Sua Persona, la Sua compagnia, il Suo Sacrificio potrà portare a compimento. Non si può, infatti, aver compassione dell’uomo solo per metà, lo si ingannerebbe. Gesù non può permetterselo, perché chi ama non può permetterselo.

 

Ancora Isaia: Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?

E’ drammatico e attuale questo grido del profeta:  Un Dio che ha compassione per un uomo che ha creato e un uomo creato che cerca altre divinità per saziarsi, che spende tutte le sue energie per sacrificare agli idoli falsi le sue attese, che alla compassione di Dio preferisce l’inganno del mondo.  Ogni Domenica questo pane è spezzato e con abbondanza …  Ogni Messa rinnova per noi la compassione di Dio …

Quanti battezzati barattano questo momento con altro, affermando implicitamente e ingannandosi che è questo “altro” che li soddisfa. Per gli altri, per chi ha sperimenta la forza di questo cibo, l’impegno  a pregare e a testimoniare la convenienza  di quanto Isaia ancora oggi ripete: “Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,  ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide”.

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