OMELIA DOMENICA DOPO LA TRINITA’ (SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO)

Anno A – Solennità

LETTURE: Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1 Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

 

 

“Ricordati …” che sei amato!: possiamo sintetizzare così il bellissimo brano del deuteronomio.  L’Amore non è un sentimento vago, ma una presenza che si dona perché l’amato “abbia la vita e l’abbia in abbondanza”, perché viva in eterno.  Chi ama poi, e proprio per questo, trova i modi più impensabili per testimoniare tutto questo.

 

Che cosa è l’Eucaristia? E’ il Sacramento della memoria di un amore totale che ha riscattato l’uomo e che si rende presente qui ed ora, per me, perché anch’io sperimenti quella “comunione” che non mi lascia nel mio limite, ma mi permetta di camminare come può camminare un uomo quando si sente profondamente amato.

 

La Chiesa, nella sua maternità, chiede che il Cristiano, almeno “nel giorno del Signore risorto”, cioè la domenica, si fermi, come è nella natura dell’amore, per gustare la gratuità e la bellezza di questa esperienza ed essere in essa rigenerato. Ma questo “Amore” in quanto tale non è confinato in alcuni momenti, come del resto l’amore umano, ma, traendo forza da essi, si dilata nel tempo e continua la sua “presenza”, perché ogni istante del vivere, possa essere riferimento, reale incontro, vera esperienza.

 

La festa del Corpus Domini, nasce nel  1264 da Papa Urbano, sollecitato da alcuni fatti concreti,  per  esaltare questa “presenza”, per onorarla, per sentirne la gioia di una vicinanza, anche fisica, nel segno della solenne processione  Eucaristica che vede Gesù nelle nostre strade, vicino alle nostre case, ai nostri luoghi di lavoro. Per Colui che continua  la Sua presenza quotidiana e silenziosa nei tabernacoli delle nostre Chiese, noi oggi vogliamo  vivere il gesto della festa, della gratitudine anche esterna per ricordare a tutti  e prima di tutto a noi stessi del grande  dono di questo “Sacramento”.

 

Un momento particolare per prendere coscienza di una realtà che è quotidiana e che chiede di essere riscoperta nella concretezza:

un modo di amare le nostre chiese, luogo di questa presenza, di frequentarle riscoprendo la visita al SS Sacramento …  un amore alle nostre chiese riscoprendo in esse il silenzio e i gesti che la tradizione ci ha insegnato davanti al tabernacolo.  Un atteggiamento di “timore e tremore” quando ci si accosta per ricevere l’eucaristia: non paura, ma non superficialità come insegna il catechismo “sapere e pensare chi si va a ricevere”, cercando di verificare se abbiamo le condizioni minime per questo andare: ancora il catechismo ci ricorda “essere in grazia di Dio”. E poi …  la processione che ci porta all’altare, il modo di stendere le mani, di comunicarsi,  il ritorno al proprio posto, dando a ciascun momento il suo significato …

Non è formalismo, ma espressione di un cuore che risponde all’amore di cui è amato: pensiamo, come piccolo paragone,  a quale cura poniamo nella vita ai gesti con cui diciamo ad una persona la nostra gratitudine per un favore ricevuto.  Qui non

Si tratta di un semplice favore ricevuto, ma di un Corpo donato, di un Sangue versato, vero cibo, vera bevanda, per avere in noi la vita.

 

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