OMELIA XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

Anno C   LETTURE: Qo 1, 2; 2, 21-23; Sal 94; Col 3,1-5. 9-11; Lc 12,13-21

 

«Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità».

Ecco la frase che oggi come allora è all’origine di significativi conflitti all’interno di molte famiglie.

 

Gesù si ribella di fronte ad una tale richiesta: non è venuto infatti a risolvere i problemi del mondo, non tocca a Lui sostituirsi alla nostra libertà e responsabilità. A Lui tocca, per amore all’uomo, accompagnarlo, e, in questo caso, alla riscoperta del senso ultimo delle cose, del perché è bene possederle, o meglio ancora del come possederle.

Non , prima di tutto “dividere l’eredità”, ma scoprire qual’ è il valore delle cose che possiedi, o che ricevi, in relazione alla vita e al suo destino. Solo così potrai dare un  giusto spessore alla realtà che ti sta davanti, e giudicarne i passi che non la mortificano..

 

Quale dunque il senso ultimo delle cose possedute per la verità della propria vita?:

 

Qoèlet:   “Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato.”

Gesù:     “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”.

San Paolo:      “Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. “

 

E allora qual è l’atteggiamento giusto da avere? «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

 

Le frasi della scrittura sono chiarissime, ogni commento rischierebbe di mortificarle. La Chiesa ha chiamato questo atteggiamento “verginità” e lo ha proposto a tutti coloro che vogliono camminare speditamente verso la perfezione cristiana.

 

Nessun disprezzo per le cose, ma nessun attaccamento tale da compromettere la carità verso se stessi e il prossimo, che è il vero culto del cristiano. Ogni cosa ricevuta è mezzo per raggiungere il fine che “sono le cose di lassù”, ogni altro motivo è “stoltezza”.  “Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

 

Che le cose siano “mezzo”è facile affermarlo, molto più difficile viverlo. Questo non ci impedisce un giudizio, fondamentale, per mendicare quella sapienza di cui parla il Salmo di oggi: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio.” Basterebbe guardare nelle tante situazioni familiari che “si agitano” a causa dalle varie eredità: le divisioni, gli odi, i rancori. Basterebbe guardare ai tanti figli incapaci di valorizzare i beni ricevuti e che portano pian piano alla distruzione del patrimonio dei Padri.

Basterebbe guardare la nostra stoltezza  e confrontarla con la sapienza dei Santi che hanno saputo trasformare i “beni della Provvidenza” in grandi opere di Carità per la fecondità di tutto quel popolo a cui appartengono.

 

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