OMELIA VI DOMENICA DI PASQUA

Anno C

LETTURE: At 15, 1-2. 22-29; Sal 66; Ap 21, 10-14. 22-23; Gv 14, 23-29

 

“La cosa nuova” (Apocalisse) quella dell’altro mondo che entra nella storia di questo mondo è una realtà concreta, fisica, non statica, ma dinamica, in continua evoluzione che                                                                                 segue  le provocazioni dello Spirito, Colui che Cristo promette alla sua Chiesa e donerà nel grande giorno di Pentecoste.  “Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”

 

Gli Atti degli Apostoli, e soprattutto,  il brano letto nell’odierna liturgia, sono il primo e sorprendente esempio di questa dinamica che continuerà nelle varie epoche della vita della Chiesa: La lettura delle circostanze, il giudizio e la decisione, prese autorevolmente dai “capi”. Tutto questo farà capace di un grande balzo in avanti, e farà maturare in  positivo il cammino iniziato nel giorno di Pasqua.

“ È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi…” Lo Spirito non è una realtà astratta è la vita che anima il corpo della Chiesa e la rende capace di continui passi, che sono risposte necessarie alle provocazioni storiche del momento.  Lo Spirito agisce rispettando la libertà dei membri della Chiesa; Ella sarà in grado di un giudizio solo perché capace di un lavoro, di una lettura dei “segni dei tempi” e di un ascolto di tutti i suoi componenti, nessuno escluso.  L’autorità nella Chiesa non è chi comanda, ma chi sostiene questo lavoro: dopo aver ascoltato, tenendo presente tutti i fattori del problema, decide davanti a Dio la strada che in quel momento è giusto percorrere (servizio all’unità), a cui tutti sono tenuti,  nell’amore a Dio e ai fratelli,  (e non al proprio personale parere) all’obbedienza.

 

Illuminante è in questo senso la regola di San Benedetto:  “Ogni volta che in monastero bisogna trattare qualche questione importante, l’abate convochi tutta la comunità ed esponga personalmente l’affare in oggetto.  Poi, dopo aver ascoltato il parere dei monaci, ci rifletta per proprio conto e faccia quel che gli sembra più opportuno. Ma abbiamo detto di consultare tutta la comunità, perché spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore. I monaci poi esprimano il loro parere con tutta umiltà e sottomissione, senza pretendere di imporre a ogni costo le loro vedute;  comunque la decisione spetta all’abate e, una volta che questi avrà stabilito ciò che è più conveniente, tutti dovranno obbedirgli.”  (regola Cap. 3) (Nella Chiesa non esiste la democrazia, ma la comunione)

 

Quanta saggezza e quanta concretezza, non l’”io” che prevale, non il più importante, non il più colto, ma lo Spirito che agisce dentro un lavoro serio attraverso il “carisma” dell’autorità.

 

L’autorità poi dovrà essere capace di indicare i passi basilari  (dogmi), dai quali non ci si potrà più scostare, dai passi “contingenti” capaci di riesprimere il dogma (il passo fondamentale) nel contesto concreto di un momento storico particolare.

 

Gesù fa dipendere l’Amore al Padre da questo ascolto, perché il risultato è Parola del Padre. Lui stesso ne è stato fedele, in un continuo rapporto, testimoniato nella sua vita terrena dalla preghiera insistente, e chiede ai suoi la stessa fedeltà. La presenza dello Spirito Santo, garantisce l’autenticità del lavoro svolto e della decisione presa anche quando tutto sembra lontano dalle nostre logiche umane.

 

Il dono della pace che oggi Gesù augura ai suoi è il frutto di questa certezza: “Con Lui,  la storia cammina verso il suo vero compimento. Noi siamo sempre amati perché ciò che fa crescere non è la nostra bravura, ma l’obbedienza ( “seguire”) alla Sua Parola.

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