OMELIA V DOMENICA DI QUARESIMA


Anno B

LETTURE: Ger 31,31-34; Sal 50; Eb 5,7-9; Gv 12,20-33

 

La storia di Israele ha reso chiara una realtà: L’uomo con le sue opere non si salva. La salvezza è dono di un altro e nasce non da uno sforzo ma dal cambiamento della nostra natura: “Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. “. “Nascere di nuovo dirà Gesù a Nicodemo.

Una natura che nasce da una comunione profonda con Dio e che è possibile solo vivendo la vita della Chiesa e i suoi Sacramenti, primo fra tutti il Battesimo.

“Vogliamo vedere Gesù”  è la richiesta di alcuni Greci agli apostoli e Gesù ricorda che quel”vedere” non è un verbo estetico, ma l’inizio di un cammino che dovrà portare a riconoscere la strada dell’obbedienza al Padre, quella che rende la sua vita “affascinante”, quella che garantisce “la nuova creatura”, cuore nuovo.

Ecco la strada: L’obbedienza, il morire al proprio io, come il chicco di frumento per risorge ad una nuova realtà.  “In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.”

Amare la vita, paradossalmente vuol dire perderla, affidarla da un Altro che ci conosce meglio di quanto noi ci conosciamo, seguirlo.

«L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La gloria nella Bibbia è la realizzazione di sé, e questo avverrà quando sarò innalzato da Terra, quando questa volontà di un  Altro sarà accolta nella sua estrema conseguenza.

Il Lavoro Sacramentale della quaresima, quello che ogni fedele sta compiendo deve portare a questo, allora sarà per tutti Pasqua di resurrezione

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