OMELIA III DOMENICA DI PASQUA

Anno C LETTURE: At 5, 27b-32. 40b-41; Sal 29; Ap 5, 11-14; Gv 21, 1-19

Il Brano del Vangelo che abbiamo proclamato ci testimonia una delle esperienza più bella e significative della vita di Pietro: un Pietro che qualche ora prima aveva tradito e che nonostante questo viene “ricostituito” nella sua dignità e grandezza da un “Amore”che supera ogni attesa umana.

Questo fatto ci descrive in modo mirabile l’esperienza del perdono, l’esperienza della misericordia, o come accennavamo in quaresima, l’esperienza del come, da un peccato riconosciuto, nasca una “cosa nuova”. L’esperienza della resurrezione dal mistero del male.

Pietro sta vivendo il dramma del Suo tradimento. Ha incontrato durante la passione lo sguardo di Gesù e in quell’istante capisce la gravità del suo comportamento e, dice il Vangelo, “Pianse amaramente”

Un Pianto carico di consapevolezza, certo, ma incapace di ridargli speranza: C’è bisogno di un ulteriore passo, il passo di un “Amore” che non lo giudica ma lo abbraccia e gli ridà fiducia dentro una concretezza insperata.

Non è così nell’esperienza umana? Se senti di aver sbagliato e ti rincresce, il perdono che desideri deve essere totale non condizionato … ( Ti perdono, ma per me non sarà mai come prima ….!?) Se il bambino combina una marachella e la madre lo perdona, ha bisogno di capire, per ricominciare con entusiasmo, che la stessa madre lo stima più di prima, perché ha saputo riconoscere il suo errore. Se mancasse questo ultimo passo non potrebbe riprendere il cammino carico di gioia e consapevolezza nuova.

Ecco per Pietro, la cosa nuova … Impensabile per un traditore: affidargli ciò che si ha di più caro, la Chiesa nascente. Pietro capirà, e si dimostrerà capace di corrispondere perché per essa darà la sua vita, sino al martirio.

Solo un Amore così, costruisce personalità adulte. Ancora Pietro nella prima lettura ci testimonia il nuovo volto recuperato: minacciato, ora non si nasconde ma risponde con una frase che rimane memorabile per ogni Cristiano che fa la stessa esperienza davanti ad ogni umano potere che vuole imporsi: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini!”. Addirittura “sereni” di fronte alla persecuzione di chi non tollera di essere messo in discussione, “ lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.”.

Il “fare Pasqua” avrebbe dovuto significare anche per noi, la stessa esperienza di perdono, capace di ributtandoci nel mondo con una fierezza nuova, capace, direbbe ancora Pietro in una sua lettera, di “rendere ragione della speranza che c’è in noi”

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