OMELIA III DOMENICA DI AVVENTO

Anno C

LETTURE: Sof 3,14-18a; Is 12,2-6; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18

Il popolo è in attesa, questa la condizione rimane, anche oggi indispensabile:  attende colui  che ha la chiara percezione  di avere un bisogno che possa essere esaudito. L’attesa è sempre un lavoro: “che cosa dobbiamo fare?” è la domanda che il popolo rivolge a Giovanni Battista.

La risposta, non scontata. Il profeta afferma: nulla di  particolare se non vivere il quotidiano in modo retto, senza egoismi o chiusure sul proprio io.  Senza avere, cioè,  la pretesa  di anticipare noi la salvezza, attraverso sotterfugi vari, attraverso i nostri buoni progetti, attraverso le nostre presunte “salvezze”.

Vivere, seriamente. Sembrerebbe ovvia questa affermazione, ma  ovvia non è se riflettiamo bene sul nostro personale comportamento: in tutto il nostro fare c’è sempre una ricerca a volte nascosta, a volte incosciente, ma reale che guarda ad un proprio preciso interesse. Anche a prima vista buono.  Svuotarsi di tutte le nostre piccole attese per mettersi in ascolto dell’Attesa vera del nostro cuore …. E’ l’atteggiamento del “povero” a cui è promesso il regno dei cieli.

Questa attesa del nostro cuore, questa condizione di povertà, porta con se a quella riflessione di cui si parlava domenica scorsa  che apre il cuore al “battesimo di penitenza” per essere disponibili poi al “Battesimo in Spirito Santo e fuoco”, dove  Colui che sta per venire brucerà tutto il nostro male riconosciuto e raccoglierà il frumento buono per farci Eucaristia, per farci come Lui, creature nuove, redente; offerta gradita al Padre….

Ecco il motivo della gioia che oggi ritorna più potente che mai: Sia il profeta Sofonia che San Paolo vogliono mettere nel nostro cuore e sulle nostre labbra  il canto della gratitudine, che sgorga dalla loro personale esperienza di liberazione e di salvezza:

Sofonia: al “resto” che non si è prostituito ai culti cananei o assiri, al resto che non si è adagiato sulla mentalità contemporanea,  promette giorni migliori  segnati dalla presenza del Signore che “Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia». Per questo  “Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele,
esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme”

  1. Paolo, benché prigioniero, davanti ai segni con cui il Signore si mostra vicino, ha il coraggio di chiedere: “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!”

E la settimana a cui siamo invitati al Sacramento del perdono, al Battesimo di penitenza, primo passo per celebrare Natale. Far emergere il bisogno vero che siamo riempirà l’attesa del grido “Vieni Signore Gesù”. La novena diventerà allora una necessità. Se non possiamo viverla con la comunità, facciamo in modo che la nostra giornata trovi un momento per questo grido. Altre preoccupazioni se non sono per rendere concreto questo grido, sono solo distrazioni che porteranno ad un altro Natale.

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