OMELIA II DOMENICA DI AVVENTO

Anno C

LETTURE: Bar 5,1-9; Sal 125; Fil 1,4-6,8-11; Lc 3,1-6

 

Il profeta Baruc invita il popolo schiavo a Babilonia  a deporre ogni lutto e a rivestirsi  dei segni della gioia e della festa perché è giunto il momento in cui “Dio li ricondurrà in trionfo come sopra un trono regale.”, nella terra dell’Alleanza. E’ Lui che farà tutto, abbattendo tutte le difficoltà che potrebbero impedire ciò e ritardare questo nuovo esodo. La Salvezza è grazia, lo abbiamo visto ieri celebrando la festa dell’Immacolata, ma è una grazia che chiede di essere riconosciuta e accolta. Giovanni Battista  oggi vuole aiutarci in questo lavoro.

Primo passo, la salvezza non è un sentimento è un avvenimento che entra nella storia con una data ben precisa. “Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesa­re …”,  e chiede di essere riconosciuta con gesti ben precisi: “un battesimo di conversione per il perdono dei peccati “

Che cosa è questo Battesimo di conversione?, è Giovanni stesso che lo esplicita: “Preparate la via del Signore,” come? Riconoscendo  il bisogno che siamo …..  le nostre vie storte, le nostre strade accidentate ….  Quelle dei nostri progetti seri, ma che alla fine ci lasciano l’amare in bocca …. Abbassare i monti, i colli, quelli che erigiamo a difesa del nostro io e delle nostre piccole sicurezze.

E’ tradizione nel popolo cristiano prepararsi al Natale accostandosi al Sacramento del perdono. Il nostro popolo capisce bene che la salvezza che viene deve trovare un cuore cosciente, consapevole del proprio male, per lasciarsi sanare. Una consapevolezza chiara come chi, stando in esilio, capisce l’essenziale  che manca per essere uomini liberi, uomini veri, che tocca con mano il limite che lo rende schiavo dei padroni di turno, e che, per questo,  non può fare a meno di accogliere con gratitudine immensa, l’annuncio che tutto questo sta per essere spazzato via,  per grazia di Uno che ci vuole bene.

Il Sacramento del perdono che andremo a ricevere in questi giorni, vibra di questa consapevolezza e di questa attesa?  Paradossalmente farà più Natale chi più si riconosce nel dramma del suo male e lo depone davanti alla Chiesa in questo battesimo di penitenza, che chi si sente giusto, o rabbercia peccati che non sono tali per mettersi a posto la coscienza e poter dire ho fatto Natale.

La chiesa ci sta mettendo davanti un tempo ben preciso per prepararci a questo sacramento, che dura quasi 4 settimane, in cui propone continuamente giorno per giorno nella sua liturgia il dramma del male che ci circonda e di cui siamo intrisi, e la grandiosità dell’amore di Dio che sta per venire ad abbracciarlo per distruggerlo …. E noi, spesso,  vorremmo liquidare questo gesto  in pochi minuti, senza adeguata preparazione ….

Se il Sacramento del perdono è in crisi è forse perché non attendiamo più niente da esso. o al massimo cerchiamo di avere il cuore in pace per aver fatto il nostro dovere. Il male è ben altro …. Se siamo appassionati alla nostra vita lasciamoci aiutare anche nell’esame di coscienza, senza banalizzare nulla di quello che il nostro cuore ci rimprovera.

Scrive oggi S. Paolo ai Filippesi:  “E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo”

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