LETTURE: Gn 18, 20-21. 23-32; Sal 137; Col 2, 12-14; Lc 11, 1-13
Anno C
La Domanda dei Discepoli: “Insegnaci a Pregare”
Nel Vangelo di oggi (Luca 11, 1-13), i discepoli chiedono a Gesù: “Signore, insegnaci a pregare”. Ai tempi di Gesù, ogni gruppo religioso aveva una sua preghiera speciale. I discepoli, vedendo Gesù che si ritirava a pregare, capiscono che questo rapporto con Dio era fondamentale per Lui, e desiderano imparare anche loro. Non vogliono solo una formula, ma vogliono capire come entrare in quel rapporto profondo che Gesù ha con il Padre.
Il Cristianesimo: Non una Religione, ma una Fede Viva
Come abbiamo ribadito nelle domeniche trascorse dobbiamo ancora una volta sottolineare che il Cristianesimo non è una religione nel senso comune del termine, ma è una fede. Cosa significa?
- Se fosse una religione, potremmo pensare a Dio come a un “distributore automatico” di beni: prego, chiedo, e Lui mi dà quello che voglio. Potremmo ridurre la preghiera a una serie di “incantesimi” o “formule magiche” per convincere Dio a fare la nostra volontà, quasi scaricando su di Lui le nostre responsabilità. Ma questo sarebbe un errore! Dio non è un servo delle nostre richieste, né un rimedio facile alle nostre pigrizie.
- Ma il Cristianesimo è una fede. Questo cambia tutto! Significa che è un rapporto di fiducia e di amore profondo con Dio. La preghiera non è un semplice elenco di richieste, ma è l’espressione di questo rapporto.
La Preghiera: Ascolto e Risposta a Dio
Se la fede è un rapporto, allora la preghiera diventa prima di tutto una risposta all’amore di Dio, piuttosto che solo una domanda. Pensiamo a Gesù stesso. Quando si ritirava a pregare, non andava solo a chiedere. Andava per stare in profonda intimità con il Padre, per ascoltarlo. La sua preghiera era quella di capire e accogliere la volontà del Padre, anche quando era difficile, come sulla croce: “Padre, non la mia volontà, ma la tua sia fatta” (Luca 22,42). La preghiera cristiana, quindi, è modellata su quella di Gesù. Significa:
- Mettersi in ascolto: Cercare di capire cosa Dio vuole da noi, qual è il suo progetto d’amore per la nostra vita e per il mondo.
- Offrirsi a Lui: Mettere tutta la nostra vita, le nostre gioie e le nostre fatiche, nelle mani di Dio, perché la sua volontà buona si compia in noi.
- Intercedere per gli altri: Come Abramo nella prima lettura (Genesi 18, 20-21. 23-32) intercede coraggiosamente per Sodoma, anche noi siamo chiamati a pregare per gli altri, per i bisogni del mondo intero, unendoci alla preghiera di Gesù per l’umanità.
La Preghiera in Parole e nel Silenzio
Certo, la preghiera ha anche i suoi momenti in cui usiamo le parole. Pensiamo al “Padre Nostro” che Gesù ci ha insegnato: sono parole “date”, non inventate da noi, che ci invitano a entrare nell’atteggiamento di offerta e di fiducia filiale. Pensiamo ai Salmi, che la Chiesa ci propone ogni giorno, o alle preghiere della Messa. Spesso ci preoccupiamo di portare all’altare solo i nostri “legittimi bisogni”, ma dovremmo sforzarci di più ad ascoltare l’Amore del Padre che si fa Parola, Sacrificio e Comunione per noi. Ascoltare, un posto fondamentale nella preghiera ha il silenzio. Il silenzio non è vuoto, ma è uno spazio per ascoltare il Mistero di Dio nei segni della nostra vita. È il luogo dove possiamo chiedere a Dio la capacità di capire i suoi “segni” e di seguirli. Questi segni sono le sue “provocazioni” d’amore, che ci invitano a vivere la sua volontà, la quale, in fondo, è la nostra vera pace.